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Usare Filemaker: una metodologia per assegnare i nomi agli elementi


Nell’usare Filemaker quando applichiamo un metodo preciso per nominare gli elementi del nostro sviluppo otteniamo un notevole vantaggio sia durante la programmazione sia quando è necessario lavorarci in seguito.

Conclusa la fase di analisi si inizia a lavorare sul database del nuovo progetto e si passa quindi a generarne i vari oggetti; una prassi abituale fra gli sviluppatori che usano Filemaker è di fare direttamente la creazione degli elementi senza aver pianificato in precedenza il nome delle tabelle, dei campi etc. Questo perché Filemaker permette di cambiare nome ai suoi vari elementi e di aggiornarne le ricorrenze (tranne le variabili, anche di tipo $$ e quindi globali, dichiarate negli script e i nomi degli oggetti posti sui formati).

Al momento sembra tutto semplice e veloce, così si scrive quello che ci sembra logico come nome per le tabelle, per i campi, etc. Quando però accade di riprendere in mano il nostro database o anche dei gestionali fatti da altri ci si rende conto che se i nomi degli oggetti hanno senso non si hanno problemi a controllare la situazione, ma se invece si hanno dubbi su cosa vogliano dire ci si deve rassegnare a perderci su del tempo.
Questo vale soprattutto quando il progetto è complesso ed esteso; la pratica insegna che avere i nomi degli oggetti ben strutturati aiuta enormemente.

Quindi come mia regola seguo alcune precise impostazioni per i nomi dei vari oggetti, che elenco qui di seguito. Ovviamente non vuole essere l’unico modo o il migliore, di altri metodi ce ne sono quanti sono i programmatori e lo stesso programmatore può usarne di diversi per progetti diversi, ma la premessa di base è che all’interno di un singolo progetto è indispensabile mantenere la coerenza delle regole sintattiche e di nomenclatura che ci siamo dati all’inizio.

Dopo svariate prove, ecco lo schema che attualmente uso per ogni mio lavoro:

        • I nomi devono essere comprensibili e descrittivi, evitare abbreviazioni o sigle.
        • I nomi composti seguono la regola del cammello: fatturaNumero, descrizioneBreveEng, importoTotaleConIva.
        • Per i nomi composti conviene mettere all’inizio l’argomento che contiene i sotto elementi, in modo che ordinando i campi alfabeticamente si formino gruppi omogenei. Per esempio, nella classica anagrafica uso: datiDenominazione, datiNome, datiCognome etc; patentinoNumero, patentinoDataRilascio, patentinoScadenza e così via. Ordinando i campi per ordine alfabetico i campi si raggruppano logicamente.
        • Definire una regola per l’uso del singolare/plurale; non è fondamentale ma mi sono accorto che usare fattura e ricevute porta comunque a pensare a cosa si è deciso a suo tempo. Invece usare sempre e solo il plurale od il singolare aiuta: clienti, fatture, ricevute etc oppure cliente, fattura, ricevuta.
        • Usando Filemaker si possono cambiare i nomi quando si vuole, al contrario della maggior parte degli altri database/tool di sviluppo, ma attenzione alle etichette sui formati per i nomi dei campi che se sono ancora quelle originali cambiano se viene modificato il nome in Definizione Campi.

Il fatto che Filemaker permetta di cambiare il nome a tutti gli oggetti riaggiornando tutte le ricorrenze è molto potente e ci aiuta moltissimo in varie situazioni: una delle più ricorrenti è quella in cui occorre importare dati da altri database. Di solito li importo generando una nuova tabella in cui possibilmente ci sono anche i nomi delle colonne importate, poi analizzando i dati si rinominano con la nostra logica ed infine si importa nella nostra tabella definitiva.

Ecco quindi come strutturo i nomi degli elementi:

Tabelle (qui un esempio)

Possibilmente usare nomi singoli, se occorre un nome composto cercarne di brevi, non abbreviati. Questo per un suo utilizzo nella sezione dei grafici delle relazioni, che sarà oggetto di un altro articolo.

Campi (qui un esempio)

          • La chiave primaria: underscore-ID-tabella “_ID_anagrafica”
          • Le chiavi secondarie: underscore-id-tabella “_id_anagrafica”, “_id_fatturaRiga”
          • Chiavi secondarie di servizio: underscore-id-tabella-nome campo chiave “_id_anagraficaAttiva”
          • Chiavi secondarie globali: chiave secondaria-underscore-g “_id_anagrafica_g”
          • campi flag: flagDescrizione o #flagDescrizione

Mettere un underscore all’inizio della chiave fa in modo che quando si ordina alfabeticamente i campi si posizionano prima di tutti gli altri, cosa molto comoda quando si devono usare.
Sempre per ordinare alfabeticamente si può mettere davanti a ogni flag un cancelletto #. In questo modo si posizionano fra le chiavi e gli altri campi.

Liste

          • Liste generiche: una descrizione comprensibile che comprenda il nome se viene coinvolto un campo
          • Liste che possono essere usate solo da una tabella: nome tabella e descrizione

Formati (qui un esempio)

Di solito uso un formato di servizio che mantiene lo stesso nome della tabella da cui deriva per pasticciarci e che ovviamente l’utente non può raggiungere, poi faccio tutti i formati grafici necessari con i nomi più opportuni. Fondamentale ordinare i formati, in “Gestione Formati…” per tabella.

Oggetti

In Filemaker ogni oggetto posizionato su un formato può avere un nome che può essere usato in svariate funzioni e script. Penso che non sia il caso di dare il nome ad un oggetto se non quando effettivamente viene usato. Come regola, con il solito cammello, metto prima il tipo di oggetto e poi quello che più serve ad identificarlo: il nome del campo, l’etichetta del tab, l’etichetta del bottone, e così via.

Script

Mettere prima il formato da cui lo script deve partire, poi una descrizione il più possibile uniforme (ad esempio crea, genera, nuovo; sono sinonimi, quindi usare un solo termine per tutti gli script e non un po’ uno e un po’ l’altro). Il nome dello script deve essere molto chiaro e comunicare immediatamente la sua funzione. Gli script che possono essere usati in ogni formato li metto sempre per primi, poi raggruppati, nelle relative cartelle, per tabella da cui devono essere usati.
Un consiglio che se seguito porta a grandi vantaggi: commentare gli script!

Variabili

Se è una chiave, mettere il nome della chiave senza gli underscore: $idAnagrafica. Se è un campo, mettere il nome del campo. In altri casi mettere una descrizione che non lasci dubbi. Le variabili non possono essere richiamate, per cui se sbagliamo a scriverla non può funzionare. Quante volte lo script non fa ciò che si desidera per la variabile che non viene richiamata per come è stata dichiarata…

La signorina seguiva istruzioni estremamente rigorose per nominare gli oggetti

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